lunedì 19 maggio 2008





Il coraggio va coltivato e in due diventa più semplice.


C'è sempre un momento in cui veniamo colpiti, gettati a terra.

Il trauma, qualunque sia la sua natura — perdere il posto, il tradimento di un amico, una malattia — arriva sempre inatteso. E reagiamo con incredulità e stupore.

Un esempio: eravamo raffreddati, una disattenzione poi improvvisamente la febbre, complicanze al cuore, forse. Dapprima lo rifiutiamo, non vogliamo veder svanire in un istante il futuro a cui eravamo preparati, i nostri affari, le scadenze, le vacanze.

E lo stesso avviene se perdiamo il posto, se perdiamo chi amiamo.


All'inizio pensiamo sia un incubo da cui possiamo svegliarci. Poi comprendiamo che quella è la realtà in cui dovremo vivere. È come se fossimo piombati in una foresta sconosciuta piena di pericoli mortali.

Come facciano a reagire al trauma?

Cosa dobbiamo fare quando siamo smarriti in una foresta?

C'è una sola strada: accettare la nuova realtà, capirla, adattarsi ad essa, imparare a muoversi nell'ignoto. Guai a voler conservare le abitudini di un tempo, a farsi prendere dal rimpianto del passato. Dobbiamo imparare rapidamente a vivere nel nuovo ambiente, diventarne degli abitanti e usare tutte le nostre capacità, la nostra intelligenza, la nostra tenacia per uscirne.

E mettere a frutto le virtù, le qualità che possediamo: il coraggio, la forza d'animo, l'ottimismo, la speranza per non arrenderci, guardare avanti, agire.


Qualcuno dice che il coraggio non ce lo possiamo dare. È falso.

Il coraggio si coltiva, si esercita.

E lo stesso vale per tutte le altre virtù come la vigilanza, la tenacia, l'ottimismo, la speranza.


Pensiamo ai prigionieri sopravvissuti nei gulag, alle persone mutilate, paralizzate, che hanno saputo condurre una vita felice, ai malati che hanno superato malattie spaventose, alle persone che hanno trovato l'amore dopo decenni.


Ma come è difficile fare da soli.

Abbiamo bisogno di un soccorritore che ci faccia da guida, ci sorregga, ci aiuti.

Qualcuno che, quando cediamo presi dallo sconforto, ci rincuori e ci dica che ce la faremo. Che, quando siamo passivi agisca al nostro posto.


E su chi possiamo contare? Su chi ci ama.

Fortunati gli innamorati perché l'amore ha il divino potere di annullare la paura.

Essi sono felici di stare insieme in qualsiasi circostanza e di fare qualsiasi cosa l'uno per l'altro. Il loro cuore è sereno anche quando cercano la strada, anche nelle difficoltà. E quando dalla foresta incominciano ad intravedere la luce cantano, perché sono sempre pieni di speranza.

by Francesco Alberoni

1 commento:

3my78 ha detto...

Questo uomo è un perfetto idiota. Certo che parlare d'amore quando ha 3 matrimoni falliti e figli sparsi qua e là ci vuole coraggio... Ed è il suo terreno. Immaginate negli altri campi che genio è!